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Sicurezza informatica - Oggetti connessi via internet: più attenzione alla sicurezza

Oggetti connessi via internet: più attenzione alla sicurezza

(ats) Sempre più oggetti e apparecchiature sono collegati a internet, ma spesso produttori e utilizzatori si preoccupano troppo poco degli aspetti legati alla sicurezza, mette in guardia oggi la Centrale d'annuncio e d'analisi per la sicurezza dell'informazione (MELANI), fornendo una serie di consigli per garantire la sicurezza dell'internet delle cose.

Si stima che nel 2016 oltre sei miliari di apparecchi fossero collegati ad una rete internet. Entro il 2020, dovrebbero essere oltre 20 miliardi, scrive MELANI oggi nel suo rapporto semestrale.

Che si tratti di dispositivi cosiddetti "wearable" - come smartwatch e fitness tracker - di veicoli senza conducente o di sistemi di controllo di grandi edifici, tutte queste "cose" saranno sempre più collegate a internet. Ciò presenta dei rischi in particolare di abusi da parte di hacker, mettono in guardia gli esperti.

Tutti sanno che un computer fisso o uno smartphone devono essere aggiornati, ma quasi nessuno pensa che si debba fare anche per un interruttore intelligente o un frigorifero.

MELANI ha emesso quindi delle raccomandazioni che sono pubblicate su internet. Tutte queste apparecchiature devono essere protette con password individuali o un accesso limitato ed essere regolarmente aggiornate. È in particolar importante procedere anche agli aggiornamenti disponibili non appena si scoprono lacune critiche che possono essere sfruttate dagli hacker.

Gli oggetti e le apparecchiature accessibili a internet mediante l'immissione di dati d'accesso standard (nome utente e password) presentano un potenziale di rischio più elevati perché queste apparecchiature possono essere identificate da chiunque.

Nel suo rapporto, MELANI mette in luce anche attività di cyberspionaggio avvenute nel secondo semestre del 2016: hanno riguardato la Svizzera, senza che quest'ultima ne fosse però il vero bersaglio.

L'Agenzia mondiale antidoping (AMA) e il Tribunale arbitrale dello sport che si trovano a Losanna sono stati al centro dell'attenzione. Nel caso dell'AMA gli hacker miravano ad impadronirsi dei dati relativi ai controlli antidoping di atleti in tutto il mondo.

Un altro caso, che risale ad alcuni anni fa ma che è stato reso noto solo recentemente, ha colpito tra l'altro tre server dell'Università di Ginevra. Sempre nel secondo semestre dell'anno scorso, MELANI ha osservato numerosi tentativi di truffe: colpiscono soprattutto le imprese e possono causare ingenti perdite finanziarie.

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