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Accesso al mercato del lavoro in Svizzera per gli stranieri

Accesso relativamente semplice in virtù dell’accordo sulla libera circolazione delle persone ma il lavoratore deve confrontarsi con diverse norme e regole. 

 

Negli ultimi anni l’afflusso migratorio in Svizzera di chi cerca un lavoro è certamente aumentato. In parte questo è dovuto alla crisi finanziaria che attanaglia l’Europa o almeno alcuni dei suoi stati, in parte è dovuto anche al fatto che, la Svizzera sembra maggiormente solida e concede ancora delle condizioni salariali migliori.

Tuttavia è importante verificare quali siano le basi di ammissione al mercato del lavoro in Svizzera. Le leggi di confronto sono tante e sarebbe meglio per il lavoratore che prima di lasciare il proprio paese, venisse informato adeguatamente onde evitare passaggi che possono divenire difficili.

Di fondo la Confederazione Svizzera pone una differenza tra gli Stati dell’UE-/AELS e quelli che vengono definiti Stati terzi. Se un lavoratore proviene dagli Stati Europei oppure AELS (Associazione Europea di Libero Scambio), l’accesso al mercato del lavoro in Svizzera è relativamente più semplice in virtu’ dell’accordo sulla libera circolazione delle persone a cui la stessa Svizzera partecipa insieme all’Islanda, la Lichtenstein e la Norvegia. L’obiettivo del libero scambio è aprire il mercato del lavoro con conseguente sbocco economico. Questo tema oggi è di difficile comprensione, non tanto perché le sue basi sono obsolete ma a causa della crisi economica che impedisce di vederne il fondamento. Non è il lavoratore in sé che ostacola, ma la legge del mercato economico che spesso non è regolamentato. Inoltre il sistema del lavoro deve continuamente rigenerarsi e ripensarsi, con la conseguenza che tutto va di fretta, subendo di fatto un’accelerazione complessa da seguire politicamente.

Al di là di ogni opinione, la libera circolazione favorisce il lavoratore UE/ASL in Europa, permettendogli in Svizzera di entrare liberamente qualora ne abbia le condizioni giuridiche, che tradotto in termini espliciti vuol dire avere ottenuto un regolare permesso di lavoro.

Diversa è la situazione per chi proviene da stati terzi, questi infatti, sono ammessi in maniera molto più limitata e unicamente se si tratta di “manodopera qualificata”.

Come mai? Il punto di partenza di questa condizione è che la manodopera con tali profili ha maggiori possibilità integrative.

La Svizzera è uno Stato sovrano è può senza lesione dei diritti umani creare tale distinzione. Questa materia è oggetto oggi di forti discussioni, non soltanto in Svizzera ma in generale nei paesi che hanno aderito alla libera circolazione. Tutti i settori economici devono porre questa condizione legale. Ottenuto il permesso di lavoro, non vi è più’ alcuna distinzione, il lavoratore viene inserito nel sistema sociale e previdenziale senza classificazione. Diversamente in questo caso verrebbero lesi dei diritti umani fondamentali almeno negli Stati democratici e liberali come lo è la Svizzera.

Questo sistema d’inserimento del lavoratore viene definito “Binario”.

L’ammissione del lavoratore dei paesi terzi ha anche un'altra condizione fondamentale che oggi viene ampiamente rimarcata e che in fondo comincia a toccare anche il lavoratore dell’UE soprattutto il frontaliere. L’ammissione del lavoratore dei paesi terzi è sottoposta alla condizione che, non sia già presente all’interno del mercato, la manodopera ricercata. Se dunque lo specializzato esiste sia in Svizzera oppure in un paese dell’UE/ASL, di fatto questo è un impedimento all’assunzione del lavoratore del paese terzo. I datori di lavoro dovrebbero dimostrare di avere cercato la manodopera specializzata di essersi addirittura sforzati nella ricerca, dando priorità al mercato interno. In tal senso svolgerebbero una funzione fondamentale gli uffici regionali di collocamento URC che a sua volta dovrebbero collegarsi all’EURES sistema di collocamento dell’UE.

Questo aspetto oggi tocca il lavoratore frontaliere come già specificato in precedenza, il mercato del lavoro è divenuto arduo, e le condizioni economiche non lo agevolano, con la conseguenza che leggi presenti per paesi terzi cominciano ad allargarsi anche per il mercato interno. Il concetto dunque di mercato interno tende a modificarsi.

Un altro elemento importante ma che si riferisce al lavoratore in sé anche se fa parte dell’UE, è l’abitazione. In generale lo straniero anche se non lavoratore deve dimostrare allo stato Svizzero di avere una dimora adeguata al suo status quo, senza la quale non può’ ottenere un permesso. In sintesi per tutti i lavoratori le condizioni essenziali sono tre:

1) Regolare permesso collegato a un regolare contratto di lavoro

2) Condizione economica stabile e autonoma

3) Abitazione adeguata

Al lavoratore proveniente da uno Stato terzo, si aggiunge la specialità della sua formazione.

Anche il professionista indipendente ha le stesse basi ma per lui sopraggiungono ulteriori condizioni, in virtu’ del fatto che deve dimostrare a priori prima di ottenere un permesso, l’indipendenza economica.

Il lavoro nero tuttavia, nonostante la forte regolamentazione è una piaga sociale che esiste anche in Svizzera. Va aggiunto che il legislatore nel voler lasciare libero il mercato oggi si trova a confrontarsi con abusi gravissimi, che spesso colpiscono il lavoratore poco specializzato, quello proveniente dal libero scambio, quello che dovrebbe essere agevolato dalla normativa. Ne facciamo esperienza spesso nei nostri uffici del patronato, di chi viene ammaliato da condizioni di lavoro che poi non sono reali. In tanti dopo sei mesi di lavoro  si ritrovano senza paga.

La legge sul mercato del lavoro nero esiste in Svizzera(LLN) vi sono diversi articoli che riescono a proteggere chi non ha regolare contratto. Tuttavia i controlli sono difficili, e diventano sempre più complessi a causa del fatto che si trovano espedienti per circuire la legge.

Ma la legalità esiste, esiste il principio di uguaglianza di giustizia sociale. La violazione delle condizioni di lavoro, dei salari anche in ambienti insospettabili nascono dalla volontà di lucrare a tutti i costi, anche a scapito del diritto fondamentale al lavoro che permette una vita dignitosa e non precaria. Il modo del lavoro va protetto, va corretto soprattutto con una nuova direzione sociale e non solo normativa. Ci si augura che nei prossimi tempi il sistema politico riesca ad essere maggiormente capace e svolgere un compito non solo attivo ma lungimirante.

Anna Cardella (Patronato ACLI Locarno)

 

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