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Previdenza vecchiaia: la riforma migliora le rendite ma svantaggia i giovani

La riforma "previdenza per la vecchiaia 2020" migliora a lungo termine il finanziamento delle rendite, ma avrà ripercussioni negative sull'equità intergenerazionale. Queste in sintesi le conclusioni di uno studio pubblicato da UBS.

Gli economisti della grande banca hanno calcolato che se la riforma fosse accettata in votazione, le lacune di finanziamento dell'AVS scenderebbero dal 173,4 al 135,1% del prodotto interno lordo (PIL). Il principale contributo sarebbe garantito dall'aumento di 0,6 punti percentuali dell'IVA, che da sola ridurrebbe l'ammanco di 28,5 punti percentuali.

 

Primo pilastro: i giovani pagano di più

La riforma "previdenza 2020" comprende però anche misure che sono destinate ad aumentare la lacuna di finanziamento del primo pilastro: l'aumento generalizzato di 70 franchi della rendita di vecchia farà ad esempio aumentare il disavanzo nell'ordine del 24,8% del PIL, sottolinea UBS in una nota. Per gli autori dello studio, "non sembra equilibrato il fatto che siano soprattutto le giovani generazioni a sostenere l'onere del risanamento della riforma". I giovani "dovranno fare i conti con imposte e trattenute più elevate per tutta la loro vita professionale". La generazione vicina al pensionamento si troverà invece ad avere "una situazione nettamente migliore di quella attuale": oltre a beneficiare da subito del supplemento di 70 franchi, dovrà infatti "versare imposte e trattenute più alte per un periodo inferiore".

Secondo pilastro: maschi over 45 favoriti

La riforma è peraltro destinata a migliorare anche la stabilità finanziaria del secondo pilastro, in particolare grazie alla riduzione dell'aliquota minima di conversione obbligatoria. Ad essere risparmiati da tale riduzione saranno in particolare gli uomini al di sopra di 45 anni. La tutela dei diritti acquisiti previsti dalla riforma e i tassi di conversione ancora troppo generosi permetteranno di "ridurre soltanto in parte il finanziamento trasversale poco trasparente del secondo pilastro da parte dei lavoratori a spese delle loro rendite future", si legge ancora nella nota.

Società Svizzera Impresari-Costruttori respinge Previdenza 2020

 La Società Svizzera degli Impresari-Costruttori (SSIC) raccomanda di respingere la riforma della Previdenza per la vecchiaia 2020 in votazione il prossimo 24 settembre. Secondo l'associazione il progetto non garantisce il finanziamento delle rendite a lungo termine.

L'assemblea dei delegati della SSIC, tenutasi giovedì scorso a Olten (SO), ha deciso di respingere la riforma poiché il progetto non pone una solida base finanziaria per la previdenza per la vecchiaia, si legge in un comunicato odierno dell'associazione.

Al contrario, precisa la nota, l'incremento del primo pilastro mediante l'aumento di 70 franchi della rendita AVS per i nuovi pensionati rende la riforma più costosa rispetto alla situazione attuale. Inoltre, sempre secondo la SSIC, i contributi salariali supplementari saranno in grado di finanziare le rendite maggiorate solo fino al 2030, poi occorrerà reperire altri fondi.

La SSIC lamenta anche la rinuncia al meccanismo d'intervento che, in caso di squilibrio finanziario del Fondo di compensazione AVS, avrebbe previsto un innalzamento dell'età generale di pensionamento. Il progetto di legge trascura così i problemi innescati dallo sviluppo demografico, conclude l'associazione.

Sindacato Syna sostiene Previdenza vecchiaia 2020

Syna, secondo maggiore sindacato interprofessionale della Svizzera, raccomanda di approvare la Previdenza vecchiaia 2020, in votazione popolare il 24 settembre. Siamo di fronte a un buon compromesso, indica l'associazione in una nota diffusa la settimana scorsa. Secondo il sindacato, una bocciatura aprirebbe la strada a tagli ancora più severi e a un innalzamento dell'età di pensionamento a 67 anni. La riforma risponde a diverse vecchie rivendicazioni, come il consolidamento dell'AVS, il mantenimento del livello delle rendite e il miglioramento della situazione dei disoccupati più anziani, continua Syna, secondo cui queste misure compensano l'innalzamento dell'età di pensionamento delle donne a 65 anni.

 

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