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Lingua e cultura italiana al Liceo Vermigli

Il Liceo Vermigli di Zurigo è l’unica realtà di scuola secondaria superiore che può definirsi italiana al 100%. Esso si pone al servizio di quei 210.000 italiani che sono iscritti all’AIRE del Cantone di Zurigo, grosso modo il numero di abitanti di una città come Padova, più quelli dei cantoni limitrofi. Pur essendo a gestione privata, il Vermigli svolge un servizio pubblico, tale e quale ad un liceo statale in Italia.  E come ogni istituzione italiana all’estero, esso è chiamato a rappresentare e ad offrire il meglio della nostra cultura in un contesto internazionale. Al di là delle problematiche burocratiche ed istituzionali di una scuola paritaria italiana all’estero, il contesto di Zurigo, e della Svizzera in generale, implica un approccio pedagogico e didattico particolare. Bisogna partire da alcuni punti determinanti. Innanzitutto qui al Vermigli abbiamo preso in parola quello che sancisce la Costituzione italiana quanto a diritto all’istruzione senza selezioni preventive, perché “La scuola è aperta a tutti. /…/ I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” (art. 34). Il compito che ci indica la Costituzione è tuttavia complicato perché in una scuola italiana all’estero gli aspetti da considerare sono molteplici, spesso di difficile combinazione:

- importanza della lingua italiana, anche come fatto culturale distintivo e specifico; - priorità culturali e formative differenti rispetto ad altri sistemi scolastici; - importanza del tedesco come seconda lingua curricolare; - importanza dello svizzero-tedesco come lingua di comunicazione quotidiana; - interferenze dello Schwyzerdütsch (lingua locale) con lo Hochdeutsch;

- diversa relazione studente-insegnante.

Oltre alle difficoltà intrinseche di un liceo, nel nostro caso linguistico e scientifico, è evidente che quando l’italiano e il tedesco sono prioritari (perché lingue veicolari e curriculari), ciò possa comportare dei problemi nelle altre materie. Infatti un basso livello di competenza linguistica preclude spesso l’incremento delle conoscenze nelle altre materie, per cui il raggiungimento delle competenze linguistiche diventa imprescindibile dal punto di vista didattico e fondamentale per l’inserimento nel contesto sociale.

Prendiamo il caso di materie come Italiano, Storia e soprattutto Filosofia. Leggere i versi della Commedia o cercare di spiegare la teoria platonica dell’anima è compito arduo, in patria e fuori.

Non solo i mezzi di comunicazione negli ultimi decenni sono andati via via omologandosi a un basso livello televisivo, ma nel contesto socio culturale di Zurigo è evidente che manchino pure quegli input che possono costituire un sottofondo, sia pur inconscio, di lingua e informazioni latenti che in qualche modo ogni studente possiede. Ogni paesetto in Italia ha una Via Cavour, una Piazza Garibaldi e un Corso Dante Alighieri e, quindi, bene o male, la prima volta che incontra tali nomi in un percorso scolastico, il ragazzo sa già che sono personaggi importanti.

Ma qui a Zurigo? Quale è il contatto quotidiano con l’Italia, oltre al Vermigli e alla comunità italiana?

Potrebbe essere la TV, o il Web. Potrebbero essere le varie istituzioni culturali presenti sul territorio e che operano per mantenere viva l’italianità.

Dalla televisione italiana non possiamo aspettarci gran ché, perché la televisione che fa cultura e formazione in Italia è relegata a nicchie nascoste. Possiamo dire che sia un miracolo il permanere di trasmissioni divulgative come quelle di Piero e Alberto Angela. E chissà per quanto ancora, vista la tendenza alla selvaggia e trasversale spending rewiev.

Quanto alla rete, è vero che si potrebbe trovare di tutto e di più, ma lo strumento è tale che apre ad altre tentazioni, dove la comunicazione è fatta di altre cose e di altri segni.

Le istituzioni culturali italiane all’estero, a Zurigo come in tutto il resto del mondo, hanno lodevoli programmi culturali, ma per lo più rivolti ad un pubblico adulto.

La scuola italiana, che ha quindi un ruolo fondamentale, e il Polo Scolastico di Zurigo in particolare, dovrebbero avere la possibilità di svolgerlo al meglio.

Se penso ai miei insegnanti del Liceo, non posso che affermare quanto fossero fortunati! Avevano studenti che scioperavano, che contestavano, che occupavano, ma erano studenti che sapevano dove era il Cile, che cosa succedeva in Vietnam, guardavano i programmi di Folco Quilici, si stupivano ascoltando Ungaretti che presentava gli episodi dell’Odissea di Franco Rossi. E poi Dante… Il Sapegno era l’incubo e il vangelo di ogni studente del triennio, ma la parafrasi annotata a matita accanto al testo, in qualche modo riuscivamo a farcela. Sono solo esempi.

Anche in Italia la situazione è molto cambiata, i licei di eccellenza sono rimasti tali, mentre quelli operanti in realtà complesse riescono a sopravvivere con difficoltà, e solo grazie all’eroica dedizione degli insegnanti possono assolvere a quella che è una vera e propria missione di frontiera.

In certe realtà, spesso, è già un successo riuscire a tenere i ragazzi a scuola per tutto il percorso scolastico.

Qui al Vermigli di Zurigo la situazione è certo diversa, ma allo stesso modo così bisognosa di dedizione, abnegazione e eroismo da parte di studenti, insegnanti e genitori. Cercar di far comprendere una stanza di Petrarca o un aforisma di Nietzsche è prima di tutto un esercizio per l’insegnante: si devono trovare le parole, le immagini, le metafore, si deve imparare a gettare un amo interessante per catturare l’attenzione di tutti, soprattutto di quegli studenti che non hanno un background italiano.

Spesso si tratta di una vera e propria opera di traduzione, con tutte le problematiche del caso.

I testi devono essere spiegati approfonditamente, spesso parola per parola, perché il lessico è spesso limitato.

Inoltre i ragazzi che provengono dalle scuole svizzere (o non italiane in genere) non sono abituati ad una didattica che prevede il dialogo e il confronto, non tanto per la verifica di acquisizioni nozionistiche, ma soprattutto per il miglioramento delle capacità espositive orali, per argomentare le proprie opinioni e sapersi poi confrontare dialetticamente, non solo con una commissione d’esame che dovrà valutare la loro maturazione, ma anche con il mondo al fuori della scuola.

In termini pratici, nella didattica di tutti giorni, tale mancanza si manifesta nella difficoltà, e direi anche nella ritrosia di molti studenti a porre domande all’insegnante, nel chiedere il significato di una parola nuova di cui non si è compreso il significato. Figuriamoci la sua pregnanza semantica!

Al Vermigli la pazienza c’è. Quello che manca è il tempo. Se poi consideriamo che un liceo italiano all’estero deve concentrare in quattro anni il programma quinquennale dei licei in Italia, il percorso scolastico di studenti e insegnanti all’estero si svolge sotto un cielo di santità.

Fin qui può sembrare che l’italiano come materia curriculare e come lingua veicolare possa assumere aspetti di lingua2, con le stesse problematiche di apprendimento dell’inglese, del francese, del tedesco ecc.

Tuttavia un liceo al 100% italiano come il Vermigli ha pure il compito insegnare e promuovere la lingua italiana come fatto culturale. Ogni parola è scavata in me come un abisso, scriveva Ungaretti in Commiato, a sottolineare la valenza della parola come portatrice di significati profondi, legata a personali e comuni esperienze, ed in relazione ad archetipi culturali che sono alla base di una identità culturale millenaria come quella del nostro Paese, e che nessun altro ha.

Purtroppo, di questi tempi dove la situazione finanziaria italiana costringe i governi a grattare il barile in tutti i suoi comparti sociali e culturali (in barba a tutti i proclami), non ci si rende più conto che il rilancio e la valorizzazione del cosiddetto Made in Italy non passa necessariamente attraverso il diluire dei fondamenti della cultura italiana in un vago concetto di internazionalità, né attraverso la smobilitazione del sistema scolastico italiano e delle istituzioni che, in prima linea, vi si dedicano con abnegazione. Insomma, noi Italiani, qui in Svizzera, non portiamo solo melanzane, canzonette e mozzarelle, ma soprattutto una cultura, un Italian way of life che ci sono invidiati in tutto il mondo. Proprio per questo al Vermigli intendiamo il Liceo non tanto come scuola dove si assumono delle nozioni che, come va di moda dire oggi, poi serviranno per entrare nel mondo del lavoro, ma come un centro di formazione culturale a tutto campo, in cui la lingua è strumento di conoscenza, di apertura verso il mondo e di affermazione.

Possedere la capacità di utilizzare agevolmente la lingua, in tutte le sue valenze, porta con sé la capacità di pensare, di avere delle idee e poterle e saperle ridire. In definitiva, è la capacità di immaginare in piena consapevolezza un futuro per sé e per la società.

Alessandro Sandrini, Preside del Liceo Vermigli di Zurigo

Con la collaborazione della prof.ssa Alessandra Trubbiani, docente di Lettere.

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