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I salari dei manager saliti di nuovo più forte di quelli medi

La confederazione sindacale Travail.Suisse è allarmata: tra il 2011 e il 2016 i salari dei direttori d'azienda sono saliti in media del 17%, mentre quelli dei normali dipendenti sono cresciuti solo del 3,4%. La forbice salariale si allarga quindi nonostante l'approvazione dell'iniziativa sulle retribuzioni eccessive.

Quest'ultima "non ha portato nulla", ha dichiarato ai media a Berna Gabriel Fischer, responsabile della politica economica presso Travail.Suisse.

In base alla 13esima inchiesta sulle remunerazioni, nella maggior parte delle 27 imprese esaminate lo scorso anno i CEO hanno percepito il 5% in più dell'anno prima. Nel 2011 la forbice salariale media tra il minore e il maggiore stipendio si attestava a 1:45, nel 2016 a 1:51.

Questa tendenza non si osserva soltanto nelle grandi ditte attive nella finanza e nella farmaceutica, ma si riscontra in tutti i rami economici. Come esempio è stato citato il presidente della direzione del gruppo chimico basilese Lonza, Richard Ridinger, che ha guadagnato 76 volte di più che i suoi dipendenti dallo stipendio più basso. Oppure il gruppo attivo nel commercio e nella distribuzione Valora, nel quale in appena cinque anni la forbice salariale si è allargata da 1:23 a 1:59. Ma la variazione maggiore si registra presso UBS, con il CEO Sergio Ermotti che ha percepito 264 volte tanto rispetto al dipendente della banca peggio remunerato.

In realtà non si dovrebbero criticare i top manager, ha dichiarato il presidente di Travail.Suisse Adrian Wüthrich: "piuttosto bisognerebbe mettere alla gogna i consigli d'amministrazione e i comitati sulle retribuzioni dei grandi gruppi perché continuano a pagare stipendi così alti". L'iniziativa Minder, la cui applicazione è regolamentata dall'Ordinanza contro le retribuzioni abusive nelle società anonime quotate in borsa (OReSA), non ha cambiato niente in questo senso.

È vero che l'iniziativa ha condotto a votazioni sulle retribuzioni dei manager nell'ambito delle assemblee generali delle aziende. Tuttavia generalmente non si vota separatamente sulla parte fissa e su quella variabile (bonus), inoltre i pareri vengono spesso espressi a priori e senza conoscere l'andamento degli affari. È assurdo, ha affermato Wüthrich, che sugli indennizzi variabili si voti prima che vengano pubblicati i risultati della ditta: il termine "bonus in funzione delle prestazioni" non ha più nulla a che vedere con la realtà.

Inoltre la OReSA viene spesso aggirata. Ad esempio è sempre possibile versare a un nuovo manager "buonentrate" per compensare i bonus loro sfuggiti lasciando il precedente datore di lavoro. Il nuovo presidente della direzione di Zurich Mario Greco ha intascato in questo modo 4 milioni di franchi.

Ma la confederazione sindacale non vuole fare di tutta l'erba un fascio, ha detto Wüthrich. "Presso le piccole e medie aziende non ci sono simili eccessi". E in diverse grandi aziende i salari sono stati tagliati lo scorso anno. Ciò si riscontra ad esempio nel settore orologiero e nell'industria delle macchine, confrontati a difficoltà congiunturali. Anche a Credit Suisse e Lindt&Sprüngli le retribuzioni sono state ridotte per attenuare un po' gli aumenti "esorbitanti" dell'anno precedente.

"Ciononostante gli elevati salari dei manager mettono a rischio la pace sociale", ha sostenuto Wüthrich. Le somme assurde conducono a un'alienazione tra popolazione ed economia. Travail.Suisse lancia pertanto un appello alla responsabilità della politica e chiede, come già negli anni passati, misure in grado di ridare fiducia. L'organizzazione insiste su una revisione efficace del diritto azionario, maggiore trasparenza fiscale e un contributo di solidarietà per gli alti redditi. Inoltre l'economia dovrebbe finanziare le mancate entrate tributarie del Progetto fiscale 17.

La confederazione sindacale osserva invece progressi nella presenza delle donne nei consigli d'amministrazione, la cui quota è raddoppiata negli ultimi dieci anni. Ma ancora oggi è occupato da una donna meno di un quarto dei seggi. La situazione nelle direzioni poi è "pressoché drammatica", con un tasso di donne di appena il 6% a fine 2016.

Recentemente anche il sindacato Unia aveva pubblicato uno studio in base al quale i salari dei CEO di 40 grandi società elvetiche sono cresciuti in media del 7% lo scorso anno, mentre quelli dei sottoposti appena dello 0,7%. (ats)

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