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SECO: immigrati non sostituiscono lavoratori indigeni

 (ats) La forte immigrazione in Svizzera, registrabile dall'introduzione della libera circolazione nel 2002, non ha provocato la sostituzione della manodopera indigena sul mercato del lavoro né il tanto temuto dumping salariale. Sono le conclusioni cui giunge un rapporto della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) su quindici anni di libera circolazione (2002-2017).

La libera circolazione ha avuto senz'altro un importante effetto sull'evoluzione demografica in Svizzera. Solo l'anno scorso, il saldo netto si è attestato a 56'300 persone. Dal 2002, sono immigrati in media in Svizzera 65'500 individui, di cui due terzi dall'Unione europea (UE).

Rispetto agli Stati UE, il numero degli immigrati è elevato se raffrontato alla popolazione globale. Solo il Granducato del Lussemburgo ha registrato un'immigrazione superiore a quella verificatasi nella Confederazione, risulta dal documento pubblicato oggi.

La SECO spiega la forte immigrazione con la rallegrante evoluzione dell'economia elvetica. A tale riguardo, la responsabile della SECO Gabrielle Ineichen-Fleisch ha detto durante una conferenza stampa che la Svizzera può vantare 15 anni di crescita robusta. Stando al direttore della sezione del lavoro presso la SECO, Boris Zürcher, il prodotto interno lordo è cresciuto più velocemente della popolazione: i salari sono saliti del 12% in termini reali.

L'economia ha "fame" di manodopera proveniente dallo spazio europeo, in particolare di lavoratori qualificati. Stando al rapporto, senza libera circolazione si sarebbe verificata una penuria di forza lavoro in questi settori. Nei rami economici interessati la presenza di forza lavoro straniera ben qualificata si assesta al 16%, a fronte del 12% se consideriamo le altre professioni.

Dai dati raccolti, risulta che gli imprenditori residenti in Svizzera si sono rivolti anche al mercato UE per reclutare personale poco qualificato. Tendenzialmente, i lavoratori indigeni hanno abbandonato questi rami per lasciarli ai nuovi venuti e dedicarsi a qualcosa d'altro. Ma in termini assoluti, a prevalere è stata l'immigrazione di personale altamente qualificato.

Per quanto attiene alla provenienza, molto dipende dalla situazione economica nei Paesi di origine. Se prima del 2008 erano soprattutto i cittadini tedeschi a stabilirsi in Svizzera, con l'avvento della crisi ad avere il sopravvento sono stati lavoratori provenienti dagli Stati del Sud Europa e dei Paesi dell'ex blocco comunista. Stando al rapporto, non si è verificato inoltre il timore di un'immigrazione avulsa dalla domanda di manodopera.

L'elevata immigrazione è al centro da anni di parecchie controversie politiche specie in relazione alla disoccupazione. Eppure, secondo la SECO, il tasso di occupazione nei quindici anni presi in considerazione è cresciuto sia tra gli Svizzeri che tra gli immigrati. Il pericolo di disoccupazione per quest'ultimi è più elevato rispetto ai residenti.

Tuttavia, concede la SECO, non si può escludere che la concorrenza su alcuni mercati sia aumentata in ragione della forte immigrazione e che alcuni gruppi di popolazione abbiano meno possibilità di trovare un impiego.

I salari reali sono saliti nel periodo in esame in media dello 0,8% l'anno. Una limitata pressione verso il basso dei salari, in relazione all'immigrazione, è stata notata tra il personale altamente qualificato. Le misura di accompagnamento si sono invece dimostrate efficaci per i bassi salari.

Sempre secondo il rapporto, oltre a sostenere la crescita economica, l'immigrazione ha anche svolto un ruolo positivo per l'AVS. Per quanto riguarda invece l'assicurazione contro la disoccupazione (AD), la situazione è deficitaria.

Nel 2015, per esempio, la quota dei contributi per l'AD era del 20% inferiore rispetto alle prestazioni versate ai cittadini Ue e dell'Associazione di libero scambio (Aels). Non tutti sono percettori netti: lavoratori dalla Germania e dalla Francia pagano più di quanto ricevano. Opposta la situazione per gli Italiani, la forza lavoro proveniente dall'Europa dell'Est, gli Spagnoli e i Portoghesi.

L'anno scorso, l'AD ha versato ai frontalieri 211 milioni di contributi. La disoccupazione per i soggiorni brevi è costata all'AD 96 milioni. I maggiori costi per gli stagionali con permesso di dimora sono stimati in 71 milioni di franchi.

Libera circolazione, impatto più forte in Ticino

 L'evoluzione demografica legata alla libera circolazione delle persone, come anche il suo impatto sul mercato del lavoro, non sono stati uniformi in tutta la Svizzera, specie nelle regioni di frontiera come il Ticino). Lo indica il rapporto in merito pubblicato oggi dalla Segreteria di Stato dell'econmia (SECO).

Tassi di immigrazione superiori alla media si sono registrati nei grandi centri economici (Ginevra, Vaud, Basilea, Zugo, Zurigo), ma anche nei cantoni a forte vocazione turistica come il Vallese, i Grigioni e il Ticino.

Frontalieri importanti per crescita

In quest'ultimo cantone, come a Ginevra, si è assistito a una sensibile progressione dei frontalieri tra il 2002 e il 2016. L'anno scorso, Ginevra ne accoglieva 86'300, ossia il 27% del totale registrato in Svizzera, e il Ticino 64'300 (20%). Rispetto all'impiego, il Ticino guida la classifica col 28% del totale degli attivi, seguito da Ginevra (25%).

Il Ticino guida anche la classifica per il numero di persone sottoposte all'obbligo di notifica - distaccati, assunzioni di impiego e padroncini - con una parte dell'1,2% dell'impiego.

La progressione dei frontalieri sia in Ticino, che nella regione del Lemano, ha svolto un ruolo importante nella crescita dell'impiego tra il 2002 e il 2016. Quasi i due terzi della crescita in Ticino è imputabile ai frontalieri (40% nella regione lemanica). È "unicamente" grazie all'impiego dei frontalieri che queste due regioni hanno registrato una crescita molto dinamica, superiore alla media. Tuttavia, tra il 2002 e il 2016 anche la disoccupazione in queste due regioni è risultata superiore alla media.

Progressione salari, inferiore in regioni a forte immigrazione

Per quanto attiene ai salari, nel 2014 il Ticino registrava il livello più basso con una remunerazione lorda mensile media di 6100 franchi a fronte dei 7900 franchi di Zurigo. Tra il 2002 e il 2014 la progressione dei salari è stata in media dell'1% in Ticino e nella regione di Zurigo rispetto all'1,5% nell'Espace Mittelland.

Tenendo conto delle remunerazioni di ogni categoria di soggiorno, risulta che nelle regioni con un tasso importante di frontalieri o di immigrazione (Zurigo, Ticino e regione del Lemano), si registra una crescita salariale leggermente più bassa rispetto ai cantoni della Svizzera centrale.

Tenendo conto solo della popolazione indigena in Ticino (Svizzeri e stranieri con permesso C) la crescita annuale media dei salari è stata dell'1,3%, giudicata "solida" dalla SECO.

Frontalieri esercitano pressione sui salari

Tuttavia, il documento della SECO mette in evidenza come il livello salariale dei frontalieri sia in media inferiore rispetto a quelli della popolazione residente. È in Ticino che lo scarto è maggiore in assoluto (- 25,6 %).

Secondo la SECO, la forte presenza dell'impiego frontaliero in Ticino, ma anche nell'arco giurassiano, esercita "una certa pressione sui salari della manodopera residente". Ciò significa, stando al rapporto, quanto sia importante applicare le misure di accompagnamento alla libera circolazione in maniera diversificata a seconda della regioni.

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