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Incontro con Gioia Ghezzi, Presidente delle Ferrovie dello Stato

Non solo treni, nei prossimi 10 anni si punta a bus e strade

Il secondo appuntamento dei lunedì del Corriere ha ospitato Gioia Ghezzi, presidente delle Ferrovie dello Stato italiane, ed è stato un buon successo. Ha tra l’altro testimoniato il successo di questa formula che scava a fondo dentro le questioni che poi sono quelle che toccano la vita, gli interessi e le attenzioni delle persone che vivono questo mondo globale. Gioia Ghezzi ha la capacità empatica di immedesimarsi in chi l’ascolta, ponendosi con semplicità e collaudata chiarezza comunicativa, fattori che hanno contribuito ad animare l’incontro e soprattutto a rendere comprensibili aspetti molto complessi e a decodificare strategie e orientamenti che possono determinare il successo o l’insuccesso di un grande gruppo come FSI.

Alcuni numeri significativi fanno intuire anche a chi non si occupa di trasporti l’importanza e il livello di competizione che travalica i confini nazionali: circa 71’500 dipendenti, 16'800 km di rete ferroviaria, circa 830 milioni di viaggiatori, 6 miliardi di investimenti nel 2016 e 64 milioni di tonnellate di merci trasportate. Un gruppo che pur appartenendo interamente allo Stato italiano opera secondo le regole imposte dalla concorrenza e dalla liberalizzazione dei mercati sancita dall’Unione Europea. Un Gruppo che vuole essere leader nel settore della mobilità e protagonista di un progetto di mobilità integrata, rilanciando il proprio senso di responsabilità sociale con un modello d’impresa equo e partecipato. Assegnando, inoltre, il valore che gli compete al rilancio del trasporto merci a partire dalla costituzione di Mercitalia, il polo del trasporto merci in Italia.

In genere siamo abituati ad una lettura dei fatti che narrano la svendita dei grandi brand italiani a gruppi e leader stranieri, che negli ultimi anni hanno fatto man bassa nel mercato italiano. Ferrovie dello Stato, invece, con le operazioni più recenti ha mostrato che c’è un Italia che può competere anche in questo campo e estendere il proprio raggio operativo all’estero, e non si tratta di un inutile e insensato orgoglio nazionalistico bensì dell’affermazione del sistema Italia, come si è visto con la recente battaglia navale tra Italia e Francia per il controllo di Saint Nazaire da parte di Fincantieri.

Franco Narducci

 

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