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L’attenzione sul mistero del Natale

di Fra Martino Dotta *

Puntuali come sempre, le Festività natalizie si ripresentano con i loro auspici e buoni propositi. Per la maggioranza di noi, giungono a chiusura di un periodo d’intense attività. In genere, i preparativi del Natale hanno occupato parecchio tempo ed energie. Nelle settimane precedenti il 25 dicembre, un po’ tutti ci chiediamo quale senso dare a tanto affanno, soprattutto in una realtà viepiù ‘scristianizzata’. Il Presepe celebra la Nascita del Bambino a Betlemme, ma fa spesso a pugni con la concorrenza di Babbi Natale, corse agli acquisti, scambio di doni, iniziative benefiche, cenoni aziendali e viaggi in lidi più caldi. Diventa difficile non farsi distrarre dalla pubblicità martellante, anche quando propone azioni solidali. Non è scontato, per noi credenti, mantenere viva l’attenzione sul mistero della Venuta di Dio tra noi esseri umani. D’altronde, nel corso dell’intero anno, l’esistenza personale e le vicende collettive sono state caratterizzate da catastrofi, sofferenze, guerre e scandali. Come può in tutto ciò incastrarsi il Natale, senza perderne il significato primordiale e sempre attuale? In concreto, dove va a finire il suo annuncio di pace e riconciliazione?

Che ci piaccia o no, il Natale è sovente abbinato al dramma della povertà. Nonostante una crescita sorprendente del livello di ricchezza nel mondo, essa attanaglia un numero sempre più ampio di persone. Persino in Svizzera, quasi un settimo della popolazione vive in condizioni di precarietà. La percentuale ticinese è ancora maggiore. Ne sono state testimoni le numerose organizzazioni umanitarie attive nel Cantone a sostegno di quanti faticano a far quadrare i conti. Un esempio su tutte è costituito dai diversi gruppi della San Vincenzo: dall’inizio dell’anno, hanno registrato in Ticino un aumento consistente di domande d’aiuto e d’interventi finanziari erogati a favore di nuclei familiari, coppie o singole persone residenti. Sono dati che preoccupano, soprattutto in prospettiva. Perché non sembra esserci corrispondenza tra i conti pubblici in fase di miglioramento un po’ ovunque e la crescita della somma delle prestazioni economiche a integrare entrate individuali o familiari insufficienti.

Forse quello prenatalizio non è il momento opportuno per riflettere sulle cause di una simile contraddizione. Tuttavia, per completare il quadro delle Giornate Mondiali indette dal Magistero cattolico negli ultimi decenni, Papa Francesco ha deciso di “offrire alla Chiesa” a chiusura del Giubileo della Misericordia la Giornata dei Poveri. Celebrata per la prima volta lo scorso 19 novembre, essa ha rivolto un invito ai credenti, “perché reagiscano alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro”. È stata una proposta nuova di partecipazione sociale, “come segno concreto di fratellanza” tra tutti gli esseri umani, un’occasione per rendersi meglio conto che “Dio ha creato il cielo e la terra per tutti, […] dono originario destinato all’umanità senza alcuna distinzione”. Il monito lanciato dal Santo Padre nel suo Messaggio per questa prima Giornata Mondiale dei Poveri è di non dimenticare che “per i discepoli di Cristo, la povertà è anzitutto una vocazione a seguire Gesù povero”, sull’esempio di san Francesco d’Assisi, “testimone della genuina povertà”. Come non individuare uno stretto legame tra impegno pratico per i più bisognosi e commemorazione della Natività? Il servizio ai poveri non è forse un imperativo evangelico da riscoprire e da rendere costante? Il rischio di limitare alle Festività natalizie il sostegno solidale incombe anche su tutte le comunità cristiane. Perciò esse sono chiamate a rivitalizzarsi proprio tramite un impegno costante di condivisione, affinché questa diventi “stile di vita”, un cammino di “discepolato e conversione” che renda visibile il nesso tra liturgia e carità.

Nel suo forte richiamo ad amare non solo a parole, bensì soprattutto con i fatti, Papa Francesco sottolinea che “la povertà ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi”.

Ci invita pertanto a opporci a tutte le catene perverse dell’ingiustizia e dello sfruttamento, a fare nostra “l’opzione fondamentale” per i poveri. Anche nei nostri piccoli o grandi gesti di condivisione può trasparire la preoccupazione divina per il bene di tutte le creature, come pure il senso di appartenenza alla medesima umanità. Che per ognuno di noi, le Festività natalizie diventino rinnovata occasione di ritrovare tale consapevolezza!

*assistente spirituale ACLI Svizzera

 

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