Back to Top

Lo scontro globale per la divisione del mondo

di Franco Narducci

Abbiamo archiviato il 2017 nel segno delle donne che hanno iniziato a parlare e a denunciare. Donne famose e ammirate come Ashley Judd, Daria Argento, Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie hanno rotto il silenzio e hanno denunciato le molestie e le violenze sessuali di Harvey Weinstein, co-fondatore di Miramax, una delle più grandi e potenti case di produzione cinematografica di Hollywood. Un 2017 anche nel segno di altre storie di donne coraggiose: come Nashra Balagamwala, 24 anni di Karachi, che si è ribellata alla tradizione dei matrimoni combinati, o le madri che attraversano il Mediterraneo con i loro bimbi al collo, oppure le donne che hanno dato impulsi fondamentali alla ricerca scientifica e a fare avanzare la conoscenza per il bene dell’intera società.

Anche in questi primi giorni del 2018 gli esempi di donne coraggiose, che si ribellano contro imposizioni e retaggi culturali opprimenti, sono balzati all’attenzione mondiale: l’immagine di Masih Alinejad - la giovane iraniana arrestata nei giorni della rivolta contro la miseria imperante - che ha sfidato il regime teocratico sfilando senza velo, con un drappo bianco in mano e con i capelli sciolti, è divenuta il simbolo della protesta e ha ispirato una vignetta dilagata sui social media di tutto il mondo.

Viviamo in un mondo che vede crescere il rischio di violenza sulle donne e i numerosi casi di stupro e di femminicidio - un vero e proprio crimine contro l’umanità - devono essere combattuti con ogni mezzo a disposizione dello Stato di diritto. In Italia le donne uccise da un marito, un fidanzato o convivente nei primi 10 mesi del 2017 sono state 114, un massacro che non si ferma nonostante la legge del 2013: per combattere le forme di violenza e di abuso sessuale che si abbattono in modo raccapricciante sulle donne non basta la politica!

Ma nell’anno che si è concluso da poco abbiamo assistito anche ai prodromi delle grandi trasformazioni geopolitiche che cambieranno il volto di un mondo che pensavamo avesse raggiunto un nuovo equilibrio e invece non esistono più rapporti di forza stabili. L’Europa ha perso un pezzo importante, ha visto crescere i movimenti di estrema destra e la politica dell’odio. Abbiamo assistito all’ascesa al potere di Donald Trump, alla sua serie interminabile di gaffe imbarazzanti e al suo braccio di ferro con Kim Jong Un, con tanto di bottoni nucleari pronti ad essere schiacciati. Xi Jinping è il leader incontrastato di una Cina sempre più solida, un misto di inflessibile centralismo, di economia di mercato e di spesa militare che cresce vertiginosamente.

La Russia - chiamata pesantemente in causa per gli attacchi cibernetici e la diffusione di “fake news” - con il suo determinante appoggio alla Siria ha riguadagnato alcune posizioni nella spartizione delle aree d’influenza, oltre l’Asia centrale che controlla da sempre. Putin si ricandiderà, non vi sono dubbi, alla presidenza della Federazione Russa per quello che, a meno di stravolgimenti della Costituzione, sarà il suo ultimo mandato. Avrà il potere di influire nella lotta che si aprirà alla sua successione? I problemi della Russia sulla via del ritorno a grande potenza sono in ogni caso enormi: la corruzione dilaga, le infrastrutture sono rovinose e la sua economia, nonostante il grande potenziale, non regge il confronto con gli Stati della vicina Unione europea, con i quali per altro ha un fronte di alta tensione a causa dei tentativi di annessione della Crimea e delle intromissioni in Ucraina.

Saprà dirci il 2018 se il nuovo ordine mondiale che si sta delineando sarà in grado di garantire la pace e la convivenza o se questi valori fondamentali saranno soffocati dalla secolare corsa al potere e dal rafforzamento degli eserciti? I punti caldissimi di surriscaldamento di certo non mancano in questi primi giorni dell’anno: dalla Corea del Nord alla collera palestinese per la questione Gerusalemme capitale, con relativa minaccia di una nuova intifada che i governi arabi moderati e filo-occidentali avrebbero assolutamente voluto evitare.

Ma nonostante le debolezze di ognuna delle tre potenze che dominano il globo e il caos internazionale nel quale nessuno riesce ad avere un peso decisivo, il fantasma di una nuova Yalta per la spartizione del mondo si sta profilando con nitidezza. Con una variante: nella foto di “famiglia” la Cina ha sostituito l’Inghilterra: Trump, Xi Jinping, Putin, il nuovo G3, i tre padroni - così diversi tra di loro - che si spartiscono le aree d’influenza del planisfero. Con l’Europa che nel nuovo ordine non riesce ad avere un ruolo incisivo in politica estera, disabituata a ragionare in termini geostrategici, confusa da una crisi dell’identità di unità politica europea e dall’incapacità della Comunità europea stessa di riformarsi. E anche di contrastare la crisi formativa e spirituale dell’idea di Europa.

E l’Italia? Fra meno di due mesi si voterà per il rinnovo del Parlamento ed è già partita una campagna elettorale velenosa, infuocata e soprattutto dagli esiti incerti: la nuova legge elettorale ha modificato radicalmente gli schemi che abbiamo vissuto con il sistema maggioritario e l’automatismo per il quale l’incarico di formare il Governo spettava al candidato premier del partito vincente. Tra referendum bocciati dal popolo (a che pro lamentele e proteste?), verdetti della Consulta e dibattiti omerici sulle ipotesi di legge elettorale – un classico della politica italiana, che dopo 70 anni non è ancora riuscita a darsi un sistema elettorale decente – ora le cose sono ancora più complicate: non è detto che il Capo dello Stato affidi l’incarico al personaggio indicato dal partito vincente, bensì al personaggio in grado di garantire, calcolatrice alla mano, la formazione del Governo. Intanto la guerra nella sinistra è esplosa anche nella circoscrizione estera, a partire proprio dalla Svizzera che vantava il PD più organizzato e potente tra quelli fuori dall’Italia: le imminenti elezioni e le aspirazioni dei candidati hanno frantumato il progetto del Partito di massa, plurale e aperto a tutti, nato poco più di 10 anni fa. Saturno continua a divorare i propri figli uno ad uno.

ABOUT THE AUTHOR
0 Comment(s) to the "Lo scontro globale per la divisione del mondo"
  • Archivio
  • Primo piano
  • Interviste

Archivio

   
di Alberto Costa   Dopo i saluti introduttivi del presidente...
Tuesday, February 13, 2018 - 19:27
Dopo uno smagliante Pitti Immagine Uomo - che ha registrato...
Tuesday, February 13, 2018 - 19:24
di Franco Narducci   L’Europa, soprattutto quella dell’euroz...
Tuesday, February 13, 2018 - 19:22
La violenza ha fatto irruzione nella campagna elettorale del...
Tuesday, February 13, 2018 - 19:19
Più di mille giovani eritrei ed etiopi, sequestrati da bande...
Tuesday, February 13, 2018 - 19:12
Abbiamo archiviato il 2017 nel segno delle donne che hanno i...
Tuesday, January 9, 2018 - 11:50

User login