Back to Top

Berlino trova l'accordo, soddisfazione in Europa

Riforme, mercato del lavoro e stato sociale le sfide per l’UE

di Franco Narducci

 

L’Europa, soprattutto quella dell’eurozona, può tirare un sospiro di sollievo: il Congresso straordinario della SPD celebrato a Bonn domenica scorsa ha detto sì alla Grosse Koalition 2.0 con la CSU/CDU e con Angela Merkel. Per la terza volta i partiti storici che dal dopo guerra hanno dominato la scena politica tedesca hanno stretto un patto di alleanza che dovrà ora tradursi in un programma politico impegnativo e non facile da negoziare, tanto più che il 44% dei delegati (279 su 642) hanno dato ascolto a Kevin Kuehnert, il 28enne che ha capeggiato la rivolta dei giovani, votando contro la grande coalizione. Un dato di cui Martin Schulz dovrà fare tesoro nel negoziato sul programma di governo, che verterà su tre assi portanti: la riduzione dei posti di lavoro temporanei o part-time (mini job); la riforma dell’assistenza sanitaria per superare la dualità tra pubblico e privato; l’allentamento delle norme per il ricongiungimento familiare ai richiedenti asilo.

La Germania dopo il lungo periodo di stallo dalle votazioni del 24 settembre 2017 aveva bisogno di certezze. Bisogno che il fallimento della trattativa con le altre forze politiche, la cosiddetta Coalizione Guatemala, aveva reso impellente tanto da spingere il Presidente della Repubblica Federale Frank-Walter Steinmeier a spingere per un accordo e scongiurare il ricorso a nuove elezioni dall’esito imprevedibile. La Germania ha bisogno di stabilità politica e di riprendere il proprio ruolo in Europa, il vero collante di questa riedizione della grande coalizione, per non lasciare al solo Emmanuel Macron la responsabilità di una stagione di riforme per il rilancio dello spirito europeista e della coesione politica e sociale nell’Unione europea. In una conferenza stampa congiunta a Parigi con Angela Merkel, il presidente francese ha evidenziato infatti che “La nostra ambizione per l'Europa non si realizza da sola, ha bisogno di coniugarsi con l’ambizione tedesca, è quello a cui lavoriamo”. Un concetto rafforzato dalla cancelliera Angela Merkel  che ha sottolineato come “nei negoziati per la formazione di un nuovo governo a Berlino le questioni europee sono assolutamente prioritarie”.

L’Italia che in questi giorni vive una campagna elettorale tra le più accese degli ultimi anni, non può distrarsi e sottovalutare quanto si sta profilando: deve guardare con lo stesso interesse dei francesi alla nascita del nuovo Governo a Berlino. Il rilancio dell’Europa, sostenuto con forza e grande impegno in quest’ultimo anno dal Governo guidato da Paolo Gentiloni, è importantissimo per il nostro Paese che al pari della Germania ha tra le priorità la stabilizzazione del mercato del lavoro e il sostegno all’occupazione, soprattutto giovanile. Ha infatti ragione Paolo Gentiloni quando sostiene con pacatezza che lascia un’Italia migliore di quella trovata un anno fa e che la crescita finalmente c’è. Crescita che c’è - aggiungiamo noi - in gran parte dell’Europa, che ha finalmente imboccato la strada della ripresa e del rilancio dell’economia, gettando le basi per uno sviluppo che potrebbe essere di buona durata.

Dal drammatico scoppio della bolla dei mutui subprime fino al default della Grecia, dalla bancarotta della Lehman Brothers fino all’emergenza spread, l’Italia e l’Europa hanno vissuto il periodo più convulso e pericoloso dalla fine della seconda guerra mondiale. Senza l’ombrello protettivo europeo anche l’Italia avrebbe vissuto la crisi mondiale con meno strumenti e meno difese per superarla. Dobbiamo ricordare che l’Europa e gli Stati Uniti hanno destinato più di 5.000 miliardi di euro in aiuti pubblici per il salvataggio di banche e istituzioni finanziarie, il doppio del pil che in un anno genera l’intero continente africano. E che le turbolenze della crisi scoppiata 10 anni fa sono costate 40 milioni di posti di lavoro soltanto nelle venti nazioni più sviluppate al mondo.

Tutto ciò ha innegabilmente imposto anche al popolo italiano sacrifici enormi e chiunque sarà chiamato a governare dovrà continuare sulla strada tracciata: riguadagnare terreno e posizioni perdute. Senza il rilancio dell’Europa, tuttavia, il cammino sarebbe impervio e irto di ostacoli.

Lunedì scorso ha aperto i battenti il Forum economico mondiale (WEF) di Davos con al centro il tema “Creare un futuro condiviso in un mondo frammentato” ma sul vertice sono piovuti prevetivamente i numeri dell’autorevole Ong britannica Oxfam sulla faglia tra ricchezza e povertà che si allarga sempre di più. Anche nella crisi i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri più poveri, un trend a cui non sfugge anche l’Italia, seppure in proporzioni meno clamorose. Su tale terreno l’Europa, per cultura e tradizioni, è chiamata a fare dando l’esempio anche agli altri Paesi industrializzati ed emergenti. Cominciando dallo strumento approvato nello scorso mese di novembre - il Pilastro dei diritti sociali europei - che va rispettato e soprattutto tradotto in passi concreti!

Le promesse mirabolanti che alcune forze politiche stanno facendo per conquistare voti si scontreranno ben presto con la realtà e la complessità con cui, se vincitori, dovranno fare i conti. La politica monetaria lanciata da Mario Draghi nel 2015, il “quantitative easing” si sta drasticamente riducendo. Già da questo mese saranno 30 e non più 60 i miliardi investiti dalla Banca Comune Europea in acquisto di titoli di Stato e il trend proseguirà la corsa al ribasso nei prossimi mesi. La diminuzione del QE riporterà in primo piano il peso del debito pubblico italiano, il problema che ci trasciniamo appreso da tempo. La liquidità garantita dalla BCE ha di fatto azzerato i tassi d’interesse e favorito la finaziabilità del debito, con ricadute positive sul sistema imprese. Ora la diminuzione di liquidità farà sentire i suoi effetti e i tassi d’interesse torneranno probabilmente a salire riportando in primo piano l’attualità degli strumenti atti a stimolare la crescita. Allora ha davvero ragione Gentiloni: non dissipiamo quanto di buono è stato fatto.

 

 

ABOUT THE AUTHOR
0 Comment(s) to the "Berlino trova l'accordo, soddisfazione in Europa"
  • Archivio
  • Primo piano
  • Interviste

Archivio

   
Nelle grandi città i giovani adulti sono la fascia di età ne...
Monday, June 18, 2018 - 18:51
di Alberto Costa   Dopo i saluti introduttivi del presidente...
Tuesday, February 13, 2018 - 19:27
Dopo uno smagliante Pitti Immagine Uomo - che ha registrato...
Tuesday, February 13, 2018 - 19:24
di Franco Narducci   L’Europa, soprattutto quella dell’euroz...
Tuesday, February 13, 2018 - 19:22
La violenza ha fatto irruzione nella campagna elettorale del...
Tuesday, February 13, 2018 - 19:19
Più di mille giovani eritrei ed etiopi, sequestrati da bande...
Tuesday, February 13, 2018 - 19:12

User login