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Brexit, non c'è tempo da perdere

BRUXELLES - Non ci sarà un mercato unico europeo fatto 'su misura' per la Gran Bretagna. Se Londra vorrà mantenere l'accesso al 'club' Ue della libera circolazione di beni, servizi e capitali, dovrà accettare anche il libero flusso delle persone, migranti compresi.
Dopo la pressione esercitata dall'Europarlamento sul Regno Unito affinché avvii subito le pratiche di divorzio dall'Unione, la msettimana scorsa c’è stato il primo summit dell'Ue senza Cameron a lanciare all'unisono un segnale forte e chiaro: nel futuro post-Brexit non ci sarà più spazio per tutte quelle 'eccezioni' concesse negli ultimi 30 anni alla Gran Bretagna. L'accesso al mercato unico "richiederà l'accettazione di tutte le quattro libertà fondamentali" che sono alla base della casa comune. "La situazione è molto grave", ha osservato la cancelliera tedesca Angela Merkel al termine dell'incontro a 27. "È la prima volta che uno Stato membro decide di partire, e non ci facciamo nessuna illusione, questo è un compito abbastanza diverso dal punto di vista qualitativo" rispetto alla risoluzione delle altre crisi affrontate finora dall'Ue. "Siamo in un momento molto particolare" e i leader "sono preoccupati".
Al termine dell'incontro, anche il presidente francese François Hollande - così come quelli di Commissione e Consiglio, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk - ha sottolineato che Londra potrà avere pieno accesso al mercato unico solo se accetterà anche tutti i relativi obblighi. Ma a differenza dei suoi colleghi, il presidente francese ha rivolto anche un avvertimento diretto alla City: "Con la Gran Bretagna fuori dalla Ue e dal mercato unico - ha detto - non ci sarà alcuna ragione per l'Unione e per la zona euro di permettere al Regno Unito di continuare a fare operazioni in euro". Il futuro della Ue post-Brexit non è però fatto solo di mercato unico. Dopo aver ribadito la necessità di avviare la procedura di divorzio "appena possibile" e che fino a quel momento "non ci sarà alcun negoziato", i 27 - nella loro dichiarazione finale - affermano di essere "pronti ad affrontare ogni difficoltà che dovesse derivare dall'attuale situazione". Un documento in cui si sottolinea anche la necessità di "fare di più" per rispondere alle attese dei cittadini per "la sicurezza, la prosperità e le prospettive di un futuro migliore. "Dobbiamo agire, non ultimo nell'interesse dei giovani". Ma come? L'ipotesi di percorre la strada di una revisione dei trattati - ritenuta troppo rischiosa e complessa rispetto agli appuntamenti elettorali del 2017 in Francia, Olanda e Germania - è stata scartata all'unanimità dai 27. Per Merkel, "possiamo lavorare sulla base dei Trattati attuali, anche se dobbiamo ottimizzarli. È la prima volta che abbiamo un'agenda strategica" e questa dobbiamo attuare. "Puntiamo sull'accelerazione del processo di riforme già avviato con l'agenda", ha poi spiegato Juncker. "Oggi abbiamo avviato una riflessione politica che proseguirà nelle prossime settimane", ha annunciato Tusk. L'appuntamento per fare il punto della situazione è per il 16 settembre prossimo a Bratislava, dove tornerà a riunirsi il vertice Ue-27.

Risposte al malcontento
Se questo basterà all'Ue per voltare pagina - come chiede a gran voce anche il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi - e rispondere al malcontento dei cittadini contrastando il crescente populismo, è però tutto da vedere. Anche perché il problema dei migranti, che tanto peso ha avuto nella campagna referendaria britannica, è ancora lì. E l'ipotesi che la Scozia possa chiedere di aderire all'Ue è vista come fumo negli occhi in questi Paesi, a partire dalla Spagna, che devono già contrastare quotidianamente spinte indipendentiste interne.

Non c'è tempo da perdere
"Non abbiamo tempo da perdere". Angela Merkel, François Hollande e Matteo Renzi non hanno dubbi: non bisogna "perdere tempo" per avviare i negoziati che porteranno all'addio di Londra all'Unione europea, perché "niente è peggio dell'incertezza". Ma attenzione: per avviare i negoziati, serve la "richiesta ufficiale del Regno Unito", così come prevede l'articolo 50 del Trattato. Prima di allora, con la Gran Bretagna niente colloqui, né formali né informali. All'inedito vertice a tre a Berlino, tenuto alla vigilia del primo Consiglio Ue dopo il sì alla Brexit, i leader di Germania, Francia ed Italia (i tre "big" rimasti dell'Unione dopo che il popolo britannico ha deciso con un voto di dire addio a quell'Europa di cui, sottolinea Hollande, non condividevano già né la moneta comune né lo spazio Schengen), rinunciano all'etichetta di "direttorio". E lanciano un segnale di rispetto tanto alle istituzioni di Bruxelles quanto agli altri Stati membri. Ma al contempo gettano il cuore oltre l'ostacolo, fissando una vera e propria "road map" (sicurezza interna ed esterna, crescita dell'economia e della coesione sociale, immigrazione e un programma ambizioso per la gioventù) su cui l'Unione dovrà prendere da settembre misure concrete, che andranno verificate al 60esimo anniversario del Trattati di Roma. Da Berlino, con un vertice la cui solennità è confermata dalla diffusione di una dichiarazione comune finale, i tre "Grandi" danno una risposta chiara al Regno Unito, che con il premier Cameron e il cancelliere dello Scacchiere George Osborne chiede tempo per uscire dalla Ue dando il via alle procedure previste dall'articolo 50. "Dovremmo avviare il negoziato per l'uscita dall'Ue solo quando avremo un piano. Alcune aziende hanno interrotto le proprie decisioni su investimenti e assunzioni. Il ritardo nel ricorso all'articolo 50 aiuterà", ha spiegato Osborne. "La cosa importante è non lasciare le cose andare per le lunghe, sia per la richiesta di attivazione dell'articolo 50 da parte britannica sia per la nostra risposta", puntualizza Merkel, secondo cui, per "evitare ogni movimento centrifugo in Ue" serve anche "una proposta concreta agli Stati membri circa le misure concrete da prendere nei prossimi mesi" su terrorismo, rifugiati, Turchia "e tutto quel che riguarda l'aspetto migrazione", senza dimenticare che "la crescita economica è un ulteriore aspetto fondamentale" per "mandare un segnale chiaro ai giovani".

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